Q&A n°2: tariffe  

Eccoci di nuovo con la rubrica Q&A. Oggi parliamo di tariffe e voglio risponde a due domande che mi sono state poste.

Innanzitutto Clara mi chiede: Dove è possibile farsi un’idea sulle tariffe da applicare, come posso capire qual è la tariffa giusta?

La mia prima risposta è dare un occhio al famoso Tariffometro di Simon Turner. Si tratta di un sito nel quale vengono indicate le varie tariffe – basse, medie, alte – da applicare a seconda che si lavori con agenzie di traduzione o clienti diretti, in base al Paese in cui lavoriamo (è noto che le tariffe cambiano tra stato e stato, per esempio in Italia le tariffe tendono ad essere inferiori rispetto a quelle applicate in Germania). Per lo meno si riesce ad avere un’idea generale di cosa gira sul mercato. 

In secondo luogo suggerisco di iscriversi a mailing list, forum e quant’altro, per poter confrontarsi con i colleghi. Il dialogo con altri traduttori può essere molto produttivo, in quanto ci potrebbe far vedere le cose da prospettive diverse e farci considerare aspetti che non avevamo minimamente calcolato.

Mi preme poi sottolineare questo: non improvvisiamo delle tariffe a caso e, soprattutto, non svendiamo il nostro lavoro. Siamo dei professionisti, e il nostro impegno va pagato. Qui volendo entriamo nell’annosa questione di chi, con comportamenti poco professionali, accetta pochi centesimi a parola, creando un circolo vizioso e contribuendo a rovinare il mercato delle traduzioni per chi già vi lavora da anni e per chi vi entrerà in futuro. Cerchiamo di essere consapevoli del servizio che offriamo e del fatto che tale servizio va remunerato in maniera giusta ed equa.

 

Poi Eliana mi chiede: Secondo te, vale la pena pubblicare le proprie tariffe nel CV?

La mia risposta è no. Dico di no perché la nostra tariffa non può essere standard, dipende da molti fattori, tra i quali:

– servizio offerto: molti traduttori non si occupano solo di traduzione in senso stretto, ma offrono anche altri servizi quali localizzazione, proofreading, editing, interpretariato, lezioni di lingua, ecc. E la tariffa naturalmente varia in base al servizio;

– il tipo di testo da tradurre: si tratta di una traduzione tecnica? Di un testo piuttosto generale senza terminologia specifica? Di un libro? Di un contratto? Ovviamente, più un testo è tecnico e specialistico, più avremo bisogno di effettuare ricerche specifiche, consultare glossari, dizionari, a volte anche colleghi, per trovare i traducenti più adeguati;

– il tipo di documento: si tratta di un documento in formato Word? Excel? PowerPoint? Html? (e molti altri ancora…). Ovviamente tradurre un documento in Word risulta abbastanza semplice, ma se già consideriamo un PowerPoint o altri formati particolari, il lavoro di formattazione e sistemazione incrementa;

– urgenza nella consegna: talvolta ci viene richiesta una traduzione secondo tempistiche particolarmente strette, oppure siamo “costretti” (nostra scelta!) a lavorare nei weekend per poter consegnare una traduzione urgente per il lunedì successivo. Per traduzioni urgenti, di solito, viene applicato un sovrapprezzo.

Quindi vedete che i parametri da considerare sono numerosi, non è possibile stabilire a priori una tariffa precisa. La cosa migliore da fare è sempre chiedere di visionare il testo da tradurre, in modo tale da considerare tutti questi fattori e stabilire una tariffa adeguata.

Perciò ribadisco che, a mio parere, le tariffe non vanno indicate nel proprio CV, a meno che non venga espressamente richiesto nell’annuncio di lavoro al quale stiamo rispondendo. In tal caso possiamo specificare una tariffa media, indicando però che è passibile di modifiche in base ai parametri descritti sopra. E comunque, ritengo che il primo approccio con un potenziale cliente non debba basarsi sulla tariffa che offriamo: il cliente deve giudicare in base alla nostra esperienza, a cosa sappiamo effettivamente fare, alla qualità che offriamo. In un secondo momento si andrà a discutere delle tariffe.

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