Verso il CV perfetto – Parte 5

Prosegue la serie “Verso il CV perfetto”. Per rinfrescarvi la memoria, ecco le parti precedenti: Parte 1, Parte 2, Parte 3 e Parte 4.

Oggi vi propongo due punti:

  1. La fase di revisione
  2. Alcuni consigli pratici e utili

 

Fase #4 – Revisione

La quarta fase riguarda il processo di revisione.

Avete redatto il vostro CV in tutte le sue parti, ora non resta che revisionarlo. Ecco alcuni consigli pratici:

  • innanzitutto stampate e leggete il vostro CV perché a video potrebbero sfuggire degli errori;
  • chiedete sempre a un amico/collega/familiare di rileggere il vostro CV, dandovi un feedback che potrebbe aiutarvi ad apportare eventuali modifiche e miglioramenti. Magari potrebbero farvi delle domande su qualche punto, oppure indicarvi eventuali frasi o espressioni poco chiare;
  • una volta corretto il CV, preparate un versione finale in diversi formati, principalmente un documento in Word e in pdf (talvolta ci sono agenzie che richiedono un formato specifico, quindi è bene averlo già pronto al bisogno).

 

Altri consigli utili

Ora mi vorrei soffermare su alcuni aspetti che potrebbero tornarvi utili per una stesura ottimale del vostro CV:

  • Innanzitutto, per quanto riguarda il linguaggio utilizzato nella stesura del vostro CV, deve descrivere le vostre capacità e competenze in modo chiaro e conciso ma anche con forza, con l’intento di attirare l’attenzione del lettore e persuaderlo del vostro valore. Dovete far sì che il lettore non si stufi subito durante la lettura, ma che sia incuriosito a voler continuare. Si tratta di comunicare il vostro intento non semplicemente collocando qua è là delle belle parole, ma di usare delle espressioni che attirino concretamente l’attenzione del lettore e che siano sufficientemente persuasive.
  • Si sa, anche l’occhio vuole la sua parte, quindi formattazione e design sono parimenti importanti e soprattutto sono la prima cosa che si osserva. Dovete emergere tra la massa di CV che i potenziali clienti ricevono quotidianamente, quindi evitate layout datati e adottate invece dei modelli più attrattivi e aggiornati, e professionali allo stesso tempo. In questo la rete vi può aiutare molto. Anche perché, se ci pensate, una buona formattazione e struttura agevola la lettura, il flusso delle informazioni e l’organizzazione complessiva dei contenuti.
    In particolare, una delle nuove tendenze in fatto di CV è quella del CV infografico. Per farvi capire meglio, vi lascio un link a un sito contenente una mostra di CV assolutamente creativi davvero interessanti,
    CV creativi, magari potreste trovare qualche spunto per il vostro!
    Il CV infografico, che cattura sicuramente subito l’attenzione del lettore, è un documento creativo che permette di tradurre le proprie esperienze in grafici e immagini. Vi lascio qui alcuni link a siti web che permettono di creare in modo molto facile il proprio CV infografico:

www.vizualize.me: questa applicazione parte dal proprio profilo Linkedin, estrae tutte le informazioni necessarie e crea un CV infografico, il tutto gratuitamente

www.re.vu: funziona come il sito di cui sopra, e permette di personalizzare l’infografica aggiungendo immagini, testi, grafici, ecc.

www.kinza.com: altra applicazione come sopra

www.easel.ly: questo sito mi piace particolarmente perché, partendo da vari template, è possibile creare infografiche per qualsiasi tipo di informazioni, dal proprio CV a brochure, leaflet e molto altro ancora.

  • Avete mai sentito parlare del video CV? No? Beh, è un’altra tra le ultime tendenze per chi deve creare il proprio curriculum. Per chi è stufo o si sente limitato dal modello cartaceo, c’è la possibilità di offrire una presentazione video, generalmente non più lunga di 2 minuti, in cui in modo breve ed esaustivo si inseriscono tutte le informazioni che andrebbero incluse in un CV cartaceo tradizionale.
    Cosa è importante in un video CV? Direi innanzitutto di curare il proprio aspetto esteriore e l’abbigliamento, perché dovete mostrarvi al pubblico fisicamente, e poi di curare molto il linguaggio e i gesti utilizzati. Se volete fare colpo tra la massa di CV cartacei quotidianamente inviati, questo è proprio uno strumento che fa al caso vostro. Sicuramente è una qualcosa di estremamente nuovo e originale, il cui utilizzo va però valutato attentamente e in base anche al settore in cui lavorate. Tanto per farvi un esempio, se siete prevalentemente dei traduttori in ambito marketing, e quindi l’aspetto creativo è il vostro pane quotidiano, potrebbe essere una buona idea puntare a un video CV. Sicuramente non passereste inosservati!

Selezione è il mio motto!

Neanche farlo apposta!, e la collega Debora Serrentino mi ha preceduto questa settimana con un post dalla tematica simile che potete leggere qui

Ma sapete, il mio famoso progetto delle 30.000 parole mi ha portato a scrivere vari post in anticipo, e proprio oggi avevo previsto questo 🙂 Veniamo a noi, dunque.

Giorno dopo giorno mi rendo conto di essere diventata sempre più selettiva. Se qualche anno fa, all’inizio della mia attività da freelance, ero diciamo più propensa a non lasciarmi sfuggire nessuna richiesta di traduzione da parte di agenzie o clienti diretti, pur di farmi un nome e penetrare in questo mercato un po’ difficile, oggi la situazione è profondamente cambiata. E mi ritrovo a riflettere su questo aspetto proprio in questi giorni, perché mi è capitato di rifiutare un paio di proposte di progetti traduttivi. Non pensavo di farcela (si sa, dire di “no” in questi casi non è proprio cosa facile), e invece ero davvero tranquilla e serena quando ho pronunciato il fatidico… NO!

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Cosa è cambiato? Beh molte cose direi. In primis, il fatto di avere una famiglia con due bambine piccole, che risucchiano energie e tantissimo tempo (come è giusto che sia, si intenda). In secondo luogo, ho fatto del termine “selezione” un po’ il mio motto, sia nella vita personale che professionale. A livello personale, per esempio, cerco di scegliere con cura i cibi mentre faccio la spesa al supermercato, oppure punto molto alla qualità degli abiti che indosso. Da un punto di vista lavorativo, invece, sto imparando a dire di no. E non è poco eh! Dire di no è difficile, perché si ha paura di perdere un’occasione, di perdere un cliente, di fare brutta figura. Ma non pensate che sia così. Ognuno fa le sue valutazioni e se arriva a dire di no, c’è un motivo ben preciso: non c’è tempo a sufficienza per portare avanti un dato progetto o il settore di lavoro non è il nostro, oppure ancora il compenso offerto è decisamente troppo basso (questa motivazione, ahimè, è sempre più frequente nel mercato attuale). Sappiamo che, in quanto professionisti degni di tale nome, abbiamo il diritto a dei compensi equi, adeguati alle nostre capacità e al lavoro che siamo in grado di portare a termine. Quindi, io personalmente sto piano piano eliminando quei clienti/agenzie che pagano poco, magari pure con tempistiche bibliche. Eh no, cari miei, io non ci sto più. Le bollette le pago anch’io come tutti, e al supermercato non posso dire “ti pago a 60 giorni”. Adesso il gioco cambia, e le regole le detto io.

Mi indigno sempre quando elettricisti, meccanici, idraulici e compagnia bella, per aver fatto un piccolissimo controllo in casa, per esempio, chiedono 50 euro come niente (e magari devono pure ritornare a cambiare un pezzo)!

Giusto ieri mi serviva un certificato medico per attività sportiva non agonistica (sì, ho deciso di fare un po’ di palestra!!, mi stupisco sempre più di me stessa – chi mi conosce da vicino sa che io e lo sport viaggiamo su binari paralleli, ma per qualche arcano mistero questi binari paralleli ora sembrano incrociarsi un pochino!), e la dottoressa mi ha chiesto 30 euro. Una tale cifra per cosa?? Per compilare una carta prestampata e apportare firma e timbro. E allora se le cose stanno così, anch’io (parlo a nome di tutta la categoria in realtà) voglio essere pagata per quello che so fare. Se poi lo faccio bene, rispettando le tempistiche e tu, cliente, sei contento di me, allora mi devi pagare il giusto. Perché ci ho speso tempo, energia, risorse, anni di studio e sacrifici. Vabbè, ok, mi calmo un attimo perché questa tematica mi fa un po’ infervorare 😉

Quindi, selezione, selezione e ancora selezione. Solo così possiamo sperare di arrivare in alto, di fissare il nostro nome come esperti nel settore. Solo così potremo garantirci dei compensi adeguati e quindi un futuro degno per noi e per i nostri figli. 

Impariamo a dire di no se le condizioni che ci vengono offerte non ci soddisfano. Naturalmente, se ci sono margini di trattativa, si fa tutto il possibile per venire incontro al cliente (e viceversa, si spera!), ma se vediamo che il cliente non ci sente proprio, allora via, è meglio cambiare aria e guardare a orizzonti migliori.

 

Verso il CV perfetto – Parte 4

Proseguiamo con la serie “Verso il CV perfetto” (qui trovate i tre articoli precedenti: Parte 1, Parte 2 e Parte 3). La scorsa puntata avevo identificato le prime due fasi, relative al cliente ideale e alla persona di contatto. Il tema centrale di oggi riguarda la pianificazione, che ho incluso in una terza fase nel processo di stesura del proprio CV.

FASE #3: la pianificazione

Un CV andrebbe organizzato in sezioni chiare, concise e ben strutturate. Io ne individuo sostanzialmente 7, vediamole insieme:

Prima sezione

Innanzitutto abbiamo i dati personali: nome e cognome, indirizzo e-mail, eventuale sito web e numero di telefono. Sinceramente ritengo che non sia necessario includere altri dati personali quali indirizzo fisico, perché tutta la comunicazione avviene prevalentemente via e-mail o telefono, oppure il luogo di nascita. Tra l’altro va detto che lo stile e il contenuto complessivi di un CV si stanno muovendo verso una precisa direzione, che è quella di non includere informazioni troppo personali quali anche hobby e interessi. La ragione è presto detta: il potenziale cliente non ha bisogno di queste informazioni per determinare la vostra capacità nel portare a termine un progetto, ma anzi potrebbe usare tali informazioni per escludervi e non considerarvi come dei candidati ideali. La nazionalità può essere eventualmente accettata, per capire più che altro la vostra madrelingua se vi presentate in qualità di traduttori, ma aspetti che rivelano status famigliare, status sociale, salute, ecc. potrebbero solo eliminare la vostra candidatura, quindi perché rischiare?

Un suggerimento pratico: non inserite 10 indirizzi e-mail, uno è più che sufficiente (al massimo due, per sicurezza)!

Poi, un altro aspetto da considerare nella prima sezione è l’uso di una fotografia. Alcuni la includono, altri no, quindi vi chiederete, qual è la regola da seguire? Beh, in realtà non c’è una regola, ma considerate che secondo molti oggigiorno mettere la foto potrebbe essere un fattore discriminante perché rivela informazioni quali razza e genere. Onestamente io preferisco non includerla, perché ritengo che il cliente dovrebbe valutarmi non a partire dal mio aspetto fisico, ma per le mie capacità ed esperienze.
L’unica regola se vogliamo è per coloro che lavorano per esempio in ambito artistico, e allora la fotografia potrebbe essere considerata come parte essenziale del processo di candidatura.

Altra parte che considero molto importante è un profilo o sommario, incluso nella primissima parte del documento perché è quella più importante e che si vede non appena si apre il file o si prende il CV in mano. Quindi un profilo ben scritto, con le informazioni essenziali: chi siete, di cosa vi occupate, quali problemi potete risolvere per aiutare il potenziale cliente. Considerate che questa piccola ma incisiva sezione è quella più letta dai manager che si occupano di assunzioni.

Volendo si può migliorare ulteriormente questa sezione inserendo una lista di competenze principali. Può essere un’ottima strategia che vi permette di includere un riferimento veloce ai vostri punti di forza soffermandovi su alcune parole chiave sin dall’inizio del CV.

 

Seconda sezione

La seconda sezione sostanzialmente riguarda l’esperienza lavorativa. Di solito si inizia con l’esperienza più recente per poi andare indietro a ritroso indicando quelle precedenti. Qui è importante fornire delle descrizioni dettagliate perché sono fondamentali per un CV efficace e infatti non includendole si lascia il lettore un po’ in balia di se stesso in quanto si trova a dover indovinare abilità e capacità coinvolte. Inoltre va detto che le informazioni fornite non dovrebbero essere basate sull’attività svolta ma più che altro sul risultato. Vi do un esempio concreto.

Se scrivo “2010-2013: Docente di inglese presso xyz” sto dando in realtà un’informazione abbastanza vaga. E’ come dire “Lo scorso weekend sono andato a correre” ma ometto di dire che la corsa in realtà era una maratona in cui sono arrivato tra i primi 10 su 300 partecipanti. Vedete, tutto sta nelle parole. Descrizioni povere di informazioni non dipingono un’immagine forte di voi stessi. Al contrario un CV potente ed efficace è un CV in cui le descrizioni enfatizzano le capacità chiave del candidato, in modo comunque conciso. Qui infatti bisognerebbe specificare per esempio quale tipo di corso si è tenuto -base, intermedio, avanzato- e se si tratta di un corso di inglese generale, di business English o altro, quindi dare delle informazioni più precise.

 

Terza sezione

La terza sezione fa riferimento all’educazione, e dovrebbe comprendere gli studi svolti, diciamo dalle scuole superiori in su, comprendendo studi universitari e superiori, quindi corsi post-universitari, dottorato, master. Ovviamente non ha senso parlare delle scuole elementari e medie, come a volte mi capita di leggere. Qui è importante non menzionare semplicemente il corso frequentato, bensì dare qualche informazione in più in merito alle materie o tematiche particolari affrontate, in modo da dare un’idea più precisa sugli studi affrontati. 

Altra cosa da considerare: spesso vedo indicate le date precise di inizio e fine di un dato percorso universitario. Ecco secondo me non è fondamentale la data precisa, ma è sufficiente fornire un’indicazione dell’anno di svolgimento del corso (per esempio, 2010-2014). Tutto si collega a un filo conduttore unico: la sinteticità.

 

Quarta sezione

La sezione successiva è relativa alle competenze linguistiche. Qui va fornita una lista delle lingue parlate, comprese la vostra madrelingua, indicando il
livello di comprensione scritta e parlato.

Naturalmente qui vanno aggiunte eventuali certificazioni rilevanti riconosciute e che siano di un certo livello, ovvero per esempio per la lingua inglese, è abbastanza inutile inserire il KET o il PET, perché sono livelli molto bassi per chi afferma di lavorare come traduttore professionista.

Da considerare poi che qui dovrete inserire lingue che siete effettivamente in grado di parlare. Per esempio mettere un A1 come livello di conoscenza di una lingua non ha molto senso, perché è un livello con il quale non si è in grado di lavorare a livello professionale.

 

Quinta sezione

Altra sezione essenziale riguarda le competenze informatiche. E’ importante far sapere al vostro lettore che tipo di strumenti siete in grado di utilizzare. Potete includere quindi il sistema operativo, che sia Mac o Windows, con il relativo numero della versione, i browser utilizzati, e nel caso di traduttori indicherete l’eventuale CAT Tool utilizzato, ed altri software di uso quotidiano per il vostro lavoro.

Io per esempio in questa sezione del mio CV ho inserito il fatto di avere competenze di base del linguaggio Html nonché di Content Management System quali Joomla e WordPress che ho usato per creare il mio sito web, più altri programmi che considero particolari e interessanti da menzionare.

 

Sesta sezione

Infine, va detto che molte persone aggiungono una sezione relativa ai propri hobby e interessi personali. Direi che ci sono varie opinioni in proposito. Secondo alcuni, è possibile inserire questa sezione, a patto che sia rilevante per il lavoro o progetto in questione. Altri sono invece contro questa sezione in un CV.

Vi faccio un esempio: volete entrare nel settore informatico? Potrebbe essere utile dire che siete appassionati di informatica e di linguaggi di programmazione, e che magari avete creato dei siti web o blog per voi stessi o amici e conoscenti. 

Oppure, per esempio io sono appassionata di sci alpino, lo pratico e lo conosco abbastanza bene. Inserire questa informazione potrebbe essere utile se invio il mio CV a clienti diretti quali hotel, impianti di risalita montani, o comunque clienti che abbiano in qualche modo a che fare con questo settore.

Non fate però l’errore di inserire hobby troppo vaghi e generici come “ascoltare musica, leggere e ballare”, perché non aggiungono nulla di particolare al vostro profilo personale. E inoltre, non date troppo spazio alle attività personali, perché potreste dare un’impressione sbagliata di voi e togliere spazio cruciale per altre sezioni più rilevanti del CV.

Io personalmente non includo quasi mai questa sezione, ma tutto dipende anche dal settore in cui si lavora.

 

Settima sezione

Ecco, va ricordata anche la questione delle referenze. Includerle o non includerle? Io direi di no, a meno che non venga esplicitamente richiesto (in alcuni casi ci sono aziende che le richiedono esplicitamente). 

Se non viene chiesto, evitate. Eventualmente il cliente potrebbe richiederle in un secondo momento per approfondire la vostra conoscenza.

Infine, menziono la questione relativa al trattamento dei dati personali. Nel proprio CV è importante inserire tale autorizzazione, altrimenti il documento diventa praticamente inutilizzabile in quanto il potenziale cliente non avrà la possibilità di inserire il candidato nel proprio database aziendale.

La strada giusta verso il decluttering

Decluttering. Una parola che va sempre più di moda, ma soprattutto un’attività in gran voga.

L’Oxford Advanced Learner’s Dictionary definisce così il verbo inglese to declutter:

Remove unnecessary items from (an untidy or overcrowded place)

Bene, il concetto può essere applicato a tutto quello che riguarda la nostra casa, l’ufficio o altra postazione di lavoro. Una scrivania piena di libri e scartoffie sparpagliate, oltre a non dare assolutamente l’idea di professionalità, può far perdere del tempo prezioso quando ci serve qualcosa e non riusciamo a trovarla. Ecco quindi che con alcuni semplici accorgimenti possiamo avere una postazione sempre in ordine, in cui ogni cosa, ogni oggetto, abbia una propria “dimora”:

  1. Eliminare gli oggetti inutili: succede che talvolta si appoggiano delle carte sulla scrivania, “tanto dopo le metto via”, invece vi rimangono per intere settimane; oppure io spesso mi ritrovo colori e pennarelli, nonché giochi e libretti di mia figlia. Oppure ancora, penne non funzionanti, evidenziatori vecchi di anni, matite senza punta: quando servono al volo, non c’è mai una penna nei paraggi! Ecco, tutto quello che non serve lavorativamente parlando va tolto, anche per evitare eventuali distrazioni.
  2. Usare dei supporti per organizzare carte e scartoffie (come quello nell’immagine a destra): io per esempio dedico un ripiano alle bollette da pagare, un ripiano a documenti pagati/visionati/ecc. da sistemare in opportuni faldoni, un ripiano per le fatture, ricevute e tutto quello che andrà a finire nella contabilità del mio business. In tal modo so perfettamente dove trovare le cose che mi servono quando mi servono (per esempio per passarle poi al commercialista).
  3. Riordinare: bastano 5-10 minuti la sera, dopo lavoro, per sistemare l’ufficio. Ovviamente avere carte, libri, appunti, post-it sparsi in giro significa che abbiamo lavorato, abbiamo “vissuto” la nostra postazione di lavoro, e va benissimo. Quello che non va bene è lasciare tutto in disordine giorno dopo giorno, perché il caos di oggi si sommerà al caos di domani e così via, fino a quando servirà una massiccia opera di pulizia per riuscire a intravedere nuovamente il tavolo, perché sotto a tutta la mole di oggetti, carte, documenti e dispositivi, c’è un tavolo!

Questi sono solo alcuni semplicissimi consigli, ognuno deve poi trovare la propria strada, il modo più comodo per tenere tutto in ordine ed evitare di perdere documenti importanti.

Qualcuno potrebbe obiettare e affermare che lavora meglio nel disordine o, come lo chiamo spesso io, “ordine sparso”. Liberissimi di farlo, certamente. Io, con la mia mania di controllo e organizzazione, ho bisogno di una scrivania libera da oggetti inutili: è per questo che, oltre alla filosofia del bullet jornaling che vi ho illustrato qualche tempo fa, ho adottato anche quella del decluttering.

Se poi, anche a livello più strettamente personale, vi interessa questo metodo, vi consiglio di dare un occhio al sito An Uncluttered Lifeche sto piano piano spulciando, alla scoperta di tante cose nuove per una vita, e un lavoro, meglio strutturati e liberi da inutilità.

E qui vi propongo un sondaggio per capire quali sono le vostre abitudini: chi come me ama l’ordine anche sulla scrivania?

Verso il CV perfetto – Parte 3

Una volta considerate alcune questioni importanti trattate nei due precedenti post della serie “Verso il CV perfetto” (Parte 1 e Parte 2), andiamo ad analizzare alcune fasi fondamentali per arrivare alla stesura del proprio CV. Oggi vi propongo le prime due fasi:

  • Fase 1: il cliente ideale
  • Fase 2: la persona di contatto.

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FASE #1: il cliente ideale

Chiediamoci innanzitutto perché si ha bisogno di un CV. La risposta può sembrare ovvia, ovvero per cercare un lavoro da dipendente, per candidarsi a fronte di un annuncio per un determinato progetto di traduzione oppure per auto-candidarsi offrendo i propri servizi.  Ma sappiamo bene che inviare il proprio CV a tappeto probabilmente, anzi sicuramente, non è una strategia molto valida. E’ necessario avere una tattica ben precisa anche quando si tratta di inviare il proprio CV. E qui il punto cruciale è proprio questo: a che tipo di cliente o azienda o agenzia voglio rivolgermi? Quali servizi specifici voglio offrire? Quali problematiche del cliente sono in grado di risolvere attraverso la mia consulenza? In base alle risposte a queste domande, è necessario adeguare il proprio CV e personalizzarlo, e lo stesso ovviamente dicasi anche per la lettera di presentazione.

In particolare poi, se parliamo di auto-candidatura presso clienti diretti o comunque agenzie, bisogna sempre pensare ai propri settori di specializzazione, e da lì effettuare una scrematura dei potenziali clienti. Non ha senso infatti inviare il proprio CV a tutte le agenzie di traduzione che si trovano digitando l’espressione in Google. Questo perché ciascun cliente potenziale ha le proprie esigenze e lavora in settori precisi, quindi è fondamentale fare una ricerca approfondita sul proprio cliente ideale, vedere di cosa si occupa, quali sono i suoi ambiti di lavoro, e per le agenzie, andare a controllare quali lingue vengono trattate, perché è ovviamente inutile mandare il proprio CV a un’agenzia che si occupa esclusivamente di lingue orientali se io traduco dall’inglese all’italiano. L’invio del proprio CV in questo caso non andrebbe sicuramente a buon fine, per cui non c’è da stupirsi se poi non si riceve alcuna risposta.

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FASE #2: la persona di contatto

Una volta effettuata una prima scrematura e identificati i potenziali clienti, una seconda fase consiste nel pensare alla persona a cui si indirizzerà il proprio CV. Infatti è possibile indirizzare il CV a più persone: al reparto risorse umane se si tratta di una grande azienda, al CEO, al project manager, ecc., in base al tipo di cliente. Spesso negli annunci viene indicata la persona specifica di riferimento, per cui andiamo sul sicuro. Altre volte è necessario spulciare il sito web del cliente alla ricerca dei contatti specifici. Ad ogni modo, è bene sapere che poco ci interessa sapere chi in concreto tra queste persone leggerà effettivamente il CV. Ci interessa invece scriverlo avendo una di queste persone in mente. L’idea infatti è quella non di scrivere una mail o lettera indirizzata nel nulla, ma rivolta a una persona precisa, con l’intento quindi di impressionare quella persona, raccontando la vostra storia, descrivendo quello che sapete fare e come potete aiutare la tal azienda o agenzia.

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Ma cosa effettivamente vuole vedere e leggere la persona a cui è indirizzato il vostro CV? Se posso riportare brevemente la mia esperienza, devo dire che ricevo quotidianamente decine di CV da parte di traduttori che desiderano collaborare con me, ma vi rivelo una cosa: in tutta onestà cancello quasi il 99% di queste e-mail perché non seguono dei criteri per me adeguati. Quello che io personalmente vorrei trovare in un CV è questo:

  • innanzitutto deve essere attraente da un punto di vista grafico
  • deve essere breve e andare dritto al punto, fornendomi comunque tutte le informazioni necessarie per capire chi ho di fronte
  • deve dire chiaramente cosa fa l’autore del CV, di cosa si occupa
  • devo capire dal CV che l’autore è la persona giusta per un dato progetto. Se mi impressiona il modo di porsi, sono già più ben disposta ad approfondire la conoscenza.

Al contrario, se il CV è scombinato, organizzato male, se è lungo 5 o 6 pagine o più, ecco, non lo leggo nemmeno.

Poi ci sono anche altri fattori che valuto prima di cancellare o meno una mail con CV, per esempio se vedo che la mail che arriva a me da un determinato soggetto è stata inviata pari pari a decine di altri studi e agenzie, mi si rizzano i capelli (qui mi riferisco alla famosa funzione “carbon copy” che abbiamo nella posta elettronica).

Ancora, noto che nella maggior parte dei casi l’incipit dell’e-mail è assolutamente inadeguato, del tipo “dear sir/madam”, oppure solo “dear sir”, oppure “hello”, “hi”. Basterebbe fare una piccola ricerca sul mio sito web per capire che innanzitutto sono una donna, per vedere il mio nome e cognome preciso e per capire anche con quali lingue lavoro e quali settori di specializzazione tratto. In questi casi non vado neanche nel dettaglio a leggere il CV perché la presentazione stessa lascia molto a desiderare, quindi come potrei fidarmi di una persona che si rivolge a me in quel modo, senza sapere chi sono e cosa faccio? Per non parlare poi dei numerosi errori di grammatica che trovo disseminati nel corpo delle mail. Ecco, questo, soprattutto da un traduttore, per me non è assolutamente accettabile.