Verso il CV perfetto – Parte 3

Una volta considerate alcune questioni importanti trattate nei due precedenti post della serie “Verso il CV perfetto” (Parte 1 e Parte 2), andiamo ad analizzare alcune fasi fondamentali per arrivare alla stesura del proprio CV. Oggi vi propongo le prime due fasi:

  • Fase 1: il cliente ideale
  • Fase 2: la persona di contatto.

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FASE #1: il cliente ideale

Chiediamoci innanzitutto perché si ha bisogno di un CV. La risposta può sembrare ovvia, ovvero per cercare un lavoro da dipendente, per candidarsi a fronte di un annuncio per un determinato progetto di traduzione oppure per auto-candidarsi offrendo i propri servizi.  Ma sappiamo bene che inviare il proprio CV a tappeto probabilmente, anzi sicuramente, non è una strategia molto valida. E’ necessario avere una tattica ben precisa anche quando si tratta di inviare il proprio CV. E qui il punto cruciale è proprio questo: a che tipo di cliente o azienda o agenzia voglio rivolgermi? Quali servizi specifici voglio offrire? Quali problematiche del cliente sono in grado di risolvere attraverso la mia consulenza? In base alle risposte a queste domande, è necessario adeguare il proprio CV e personalizzarlo, e lo stesso ovviamente dicasi anche per la lettera di presentazione.

In particolare poi, se parliamo di auto-candidatura presso clienti diretti o comunque agenzie, bisogna sempre pensare ai propri settori di specializzazione, e da lì effettuare una scrematura dei potenziali clienti. Non ha senso infatti inviare il proprio CV a tutte le agenzie di traduzione che si trovano digitando l’espressione in Google. Questo perché ciascun cliente potenziale ha le proprie esigenze e lavora in settori precisi, quindi è fondamentale fare una ricerca approfondita sul proprio cliente ideale, vedere di cosa si occupa, quali sono i suoi ambiti di lavoro, e per le agenzie, andare a controllare quali lingue vengono trattate, perché è ovviamente inutile mandare il proprio CV a un’agenzia che si occupa esclusivamente di lingue orientali se io traduco dall’inglese all’italiano. L’invio del proprio CV in questo caso non andrebbe sicuramente a buon fine, per cui non c’è da stupirsi se poi non si riceve alcuna risposta.

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FASE #2: la persona di contatto

Una volta effettuata una prima scrematura e identificati i potenziali clienti, una seconda fase consiste nel pensare alla persona a cui si indirizzerà il proprio CV. Infatti è possibile indirizzare il CV a più persone: al reparto risorse umane se si tratta di una grande azienda, al CEO, al project manager, ecc., in base al tipo di cliente. Spesso negli annunci viene indicata la persona specifica di riferimento, per cui andiamo sul sicuro. Altre volte è necessario spulciare il sito web del cliente alla ricerca dei contatti specifici. Ad ogni modo, è bene sapere che poco ci interessa sapere chi in concreto tra queste persone leggerà effettivamente il CV. Ci interessa invece scriverlo avendo una di queste persone in mente. L’idea infatti è quella non di scrivere una mail o lettera indirizzata nel nulla, ma rivolta a una persona precisa, con l’intento quindi di impressionare quella persona, raccontando la vostra storia, descrivendo quello che sapete fare e come potete aiutare la tal azienda o agenzia.

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Ma cosa effettivamente vuole vedere e leggere la persona a cui è indirizzato il vostro CV? Se posso riportare brevemente la mia esperienza, devo dire che ricevo quotidianamente decine di CV da parte di traduttori che desiderano collaborare con me, ma vi rivelo una cosa: in tutta onestà cancello quasi il 99% di queste e-mail perché non seguono dei criteri per me adeguati. Quello che io personalmente vorrei trovare in un CV è questo:

  • innanzitutto deve essere attraente da un punto di vista grafico
  • deve essere breve e andare dritto al punto, fornendomi comunque tutte le informazioni necessarie per capire chi ho di fronte
  • deve dire chiaramente cosa fa l’autore del CV, di cosa si occupa
  • devo capire dal CV che l’autore è la persona giusta per un dato progetto. Se mi impressiona il modo di porsi, sono già più ben disposta ad approfondire la conoscenza.

Al contrario, se il CV è scombinato, organizzato male, se è lungo 5 o 6 pagine o più, ecco, non lo leggo nemmeno.

Poi ci sono anche altri fattori che valuto prima di cancellare o meno una mail con CV, per esempio se vedo che la mail che arriva a me da un determinato soggetto è stata inviata pari pari a decine di altri studi e agenzie, mi si rizzano i capelli (qui mi riferisco alla famosa funzione “carbon copy” che abbiamo nella posta elettronica).

Ancora, noto che nella maggior parte dei casi l’incipit dell’e-mail è assolutamente inadeguato, del tipo “dear sir/madam”, oppure solo “dear sir”, oppure “hello”, “hi”. Basterebbe fare una piccola ricerca sul mio sito web per capire che innanzitutto sono una donna, per vedere il mio nome e cognome preciso e per capire anche con quali lingue lavoro e quali settori di specializzazione tratto. In questi casi non vado neanche nel dettaglio a leggere il CV perché la presentazione stessa lascia molto a desiderare, quindi come potrei fidarmi di una persona che si rivolge a me in quel modo, senza sapere chi sono e cosa faccio? Per non parlare poi dei numerosi errori di grammatica che trovo disseminati nel corpo delle mail. Ecco, questo, soprattutto da un traduttore, per me non è assolutamente accettabile. 

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